Combinando la descrizione dell'insegnamento e le reciproche aspettative di studenti e docenti, il syllabus dovrebbe costituire la base per la costruzione di un percorso formativo proficuo, una “road map” che guidi l'attività degli studenti e del docente.
Detto ciò, come si presentano spesso i syllabi dei corsi? Una manciata di punti chiave indefiniti e sconnessi, nessun approfondimento, pochi legami tra obiettivi, strategia di svolgimento del corso e competenze acquisite, una bibliografia in ordine alfabetico anziché suddivisa per argomento: una pura formalità che spiana la strada a corsi percepiti (troppo spesso a ragione) come semplici insiemi di nozioni.
Ecco, invece, una nostra proposta sui criteri che un buon syllabus dovrebbe rispettare (e che potrà essere modificata e/o ampliata sulla base dei vostri commenti e suggerimenti):
Completezza e semplicità di consultazione: devono essere specificati chiaramente i prerequisti (e i modi per compensare eventuali carenze) e gli obiettivi (e le modalità per raggiungerli); l'elenco degli argomenti deve essere approfondito approfondito e mettere in mostra i legami tra i temi da trattare.
Flessibilità: il syllabus deve costituire una guida e non un vincolo, permettendo aggiustamenti dettati, ad esempio, dagli interessi dei partecipanti o dalla possibilità di legare il corso a particolari eventi, manifestazioni, ecc.
Suddivisione temporale definita: pur tenendo conto del punto precedente, deve essere presente un'organizzazione di massima del tempo a disposizione; ciò permette, tra l'altro, a chiunque lo desideri, di prepararsi preventivamente sugli argomenti che saranno trattati nelle varie lezioni.
Bibliografia: per ogni argomento devono essere indicati i riferimenti bibliografici essenziali per il corso e quelli facoltativi, per gli approfondimenti.
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